La balena di Vallevò
Era il 16 agosto 1960 quando due giovani pescatori di Vallevò, Ettore Verì e Cesare Annecchini, si trovarono di fronte a qualcosa di inaspettato. Durante una battuta di pesca a bordo del loro piccolo motopeschereccio, notarono un’enorme ombra muoversi sotto la superficie dell’acqua. Inizialmente pensarono a un banco di pesci, ma ben presto si resero conto che si trattava di una balenottera di quasi venti metri e oltre sette tonnellate di peso. Sorpresi e spaventati, decisero di fare rapidamente ritorno a riva, ma la balena, forse disorientata o incuriosita, li seguì da vicino.
Nel suo inseguimento, l’enorme cetaceo finì per incagliarsi sugli scogli di Punta Tufano. Intrappolata nelle acque basse, iniziò a dibattersi con violenza, colpendo la superficie con la coda nel tentativo di liberarsi. Purtroppo, nel farlo, riportò ferite gravi, che portarono alla sua morte per dissanguamento. La notizia si diffuse rapidamente, richiamando centinaia di persone da tutta la regione per assistere all’evento straordinario. Per giorni, la balena rimase incagliata tra gli scogli, sotto gli occhi increduli della comunità locale.
Alla fine, si decise di rimuovere la carcassa e trasportarla al largo di Vasto, dove fu sepolta a terra per evitare problemi legati alla decomposizione in mare. L’episodio rimase impresso nella memoria collettiva della Costa dei Trabocchi, diventando una storia simbolo del profondo legame tra il mare e le persone che lo vivono. Ancora oggi, il nome de La Balena rende omaggio a questo incredibile avvenimento, ricordando la maestosità e la forza della natura.
Note: Tutte le foto utilizzate per gentile concessione di Rinaldo e Pietro Verì.